Ulisse incontra Tiresia nel regno dei morti
Nel mio romanzo mitologico Tiresias, el profeta desconocido, (ExLibric, 2025) l’ultimo dono che Zeus concede a Tiresia consiste nel poter proseguire a esercitare la sua arte profetica anche dopo la morte.
Per questo Zeus esorta suo fratello Ade affinché permetta la consegna di questo dono tanto particolare.
Ade alla fine cede e per la circostanza autorizza che nel suo regno dell’aldilà avvenga un incontro tra l’eroe Ulisse, ancora in vita, e Tiresia, morto da poco.
È un incontro epico: due mondi molto diversi si incontrano. Per questo è opportuno che mi soffermi su ciò che si dicono i due personaggi mitologici, i cui profili ho rielaborato da una prospettiva nuova, più moderna.
Ulisse vuole conoscere il suo futuro, giacché si sta avvicinando il momento di tornare alla sua isola Itaca. Desidera sapere che cosa l’attende: se dovrà lottare e come è la condizione politica e familiare del suo regno, dopo venti anni di assenza. Come eroe epico è chiamato a seguire il suo destino ed è precisamente per il suo carattere straordinario che gli viene permesso di incontrarsi con le anime dell’aldilà.
Ulisse desidera con ansia che si verifichi questa opportunità. Prende l’iniziativa convinto che solo conoscendo si possono evitare passi falsi. Per lui incontrare Tiresia è un evento cruciale. Le sue aspettative sono alte, anche perché possiede notizie lusinghiere sul profeta, molto differenti dalle voci che lo descrivono come un incapace a leggere il futuro.
Tiresia, invece, non ha nessun interesse ad incontrare Ulisse. Non ha simpatie per gli eroi e la fama epica lo disgusta. Il suo unico pensiero è intimo e privato: riguarda sua figlia Manto, della quale è profondamente innamorato. Il suo più grande desiderio è che ella possa continuare a vivere il più a lungo possibile.
Appena si incontrano, ambedue si comportano in maniera diversa: Ulisse esprime subito un atteggiamento entusiasta, Tiresia, invece, appare molto critico.
Tiresia dichiara subito che è una stupida illusione credere nel futuro, perché il destino non può essere fermato. Per questa ragione la sua richiesta di incontrarlo è una perdita di tempo. Quindi lo invita a lasciare il mondo delle tenebre dell’aldilà e di tornare tra i vivi.
L’atteggiamento del profeta disorienta profondamente l’eroe, che aveva cercato Tiresia con la speranza di ottenere un appoggio per il suo ritorno in patria a Itaca.
Tiresia però gli spiega chiaramente che lui non necessita di nessuno che gli spieghi come agire appena giunge nel suo regno, perché tutto è già scritto nel suo corpo.
Ciò di cui necessita realmente, aggiunge il profeta, è sapere che cosa succederà nella sua mente e nella sua psiche. Perché, finché continua a essere un eroe che lotta contro nemici esterni, tutto sarà facile. Però se il nemico lo ha dentro di sé, senza dubbio sarà una situazione più complicata da gestire.
Ulisse resta profondamente colpito, perché ha sempre considerato che i suoi nemici fossero fuori di lui e sono quelli da affrontare. Sa da voci riportate dai naviganti che i pretendenti si erano impossessati della sua casa reale, che continuavano a minacciare la sua fedeltà coniugale e che suo figlio Telemaco viveva come un profugo.
Questa è la situazione che deve essere sbrogliata e la profezia di Tiresia sul suo futuro gli potrebbe essere di grande aiuto.
Per questo Ulisse pensa che non deve guardare dentro di sé, ma fuori, all’esterno.
Tuttavia Tiresia insiste che il suo vero problema non è quando mette i piedi sulla sua terra e affronta i pretendenti, perché in questo momento sta delineando il suo profilo di eroe, così come sarà ricordato nella Storia. Con o senza profezia egli sconfiggerà i suoi nemici, sarà violento e si macchierà le mani di sangue.
Come vincitore si presenterà davanti a sua moglie con l’alterigia epica di chi si impone e trionfa.
Però nessuno saprà mai che cosa succede dopo, quando, liberatosi della veste di eroe, indossa l’abito dell’antieroe nella vita privata e scopre con sorpresa che il vero nemico esplode dentro di sé.
Tutto ha inizio con l’abbraccio a Penelope: è il primo assalto del nemico che Ulisse porta con sé.
Tra le lenzuola fedelmente preparate dalla nutrice Euriclea, i corpi cercano l’antica fiamma dell’amore.
Però il tempo, che trascorre inesorabile, ha lasciato cambiamenti profondi: venti anni sono molti. Ulisse non ritrova sua moglie Penelope e Penelope non riconosce la dolcezza del suo sposo. L’uomo si mostrerà violento e la donna sarà fredda e distante. Ulisse confronta questo rapporto sessuale con sua moglie con quelli avuti durante il suo peregrinare. C’è incomprensione! Penelope grida a Ulisse che le sta facendo male e che non è più l’uomo che lei ricordava per dolcezza e affetto. E Ulisse grida a Penelope che lei non è la donna che ha amato durante tutti questi anni, bensì una donna matura, estranea, fredda e senza passione.
Ulisse si oppone a questa visione e dichiara a Tiresia: “Mai sarò come mi descrivi!” (pag. 151).
Ma Tiresia gli risponde che il tempo invecchia e la vecchiaia è un nemico crudele e inesorabile. Afferma che le coppie finiscono per trasformarsi in luoghi marcati dalla indifferenza e dal vuoto di interessi.
Ulisse contrattacca riaffermando che lui è un eroe e mai si trasformerà in un antieroe come Tiresia chiama gli individui anonimi e senza coraggio. Egli ha lottato per tanti anni affinché potesse rientrare e abbracciare la sua amata e fedele sposa e suo figlio, perché crede fermamente nella famiglia e nell’amore. Come è possibile, si chiede Ulisse, che Penelope e lui, una volta conseguito l’obiettivo di ricongiungersi, finiscono per litigare come qualsiasi coppia? L’amore vero non potrà mai essere attaccato dal tempo e soccombere per un nemico che sta dentro di noi. Egli sarà ricordato come un amante fedele e mai perderà la sua passione sessuale e niente potrà fare che questa si affievolisca.
Ma Tiresia insiste con la sua profezia e aggiunge che dopo l’insuccesso del primo tentativo sessuale con Penelope, questa non vorrà più giacere con lui. Gli dirà che ha bisogno di più tempo per abituarsi a convivere con un uomo che conobbe e amò venti anni prima. Allora comincerà a mancare la comunicazione tra loro due: nessuno avrà voglia di parlare del vissuto durante tanto tempo di assenza. Il silenzio si imporrà come una barriera invalicabile. Tiresia fa anche intravedere che Ulisse cercherà di sedurre Penelope in più occasioni, ma sempre senza successo. E ogni volta che il tentativo va a vuoto, finirà per rivolgere parole offensive alla donna.
A questo punto Ulisse protesta perché mai direbbe parole offensive alla sua donna, perché lei è degna del massimo rispetto.
Tuttavia il profeta spiega che è sempre così: una cosa è quando si agisce in pubblico, altra, molto diversa, quando si è in una dimensione privata, soprattutto se è sopraggiunta la vecchiaia.
La cosa più grave per Ulisse è che sarà anche vittima di una noia mortale. I giorni trascorreranno inesorabili dopo il suo rientro vittorioso nel suo regno, però non saprà che fare. Nell’isola non ha interessi, non ha amori, non sa a chi raccontare la sua vita.
Suo figlio e sua moglie sono diventati estranei, la vecchiaia incalza e lui è entrato in una quotidianità come qualunque uomo normale.
Allora gli si porrà una scelta cruciale: o continuare a vivere la vecchiaia a Itaca, frustrato dalla monotonia e dalla indifferenza sessuale di Penelope o tradire i valori della famiglia e della patria e tornare a viaggiare liberamente per il mondo, alla ricerca di nuove emozioni e di nuove relazioni sessuali con donne giovani e seducenti…
Tiresia conclude la sua profezia senza pronosticare quale sarà la decisione finale di Ulisse, perché alla fin fine questo poco importa. Ciò che realmente interessa è che non si è eroi quando si compie qualcosa di straordinario, ma quando sei dentro la tua vita normale privata e quotidiana. È nella intimità che esprimiamo quello che siamo senza inganno e senza menzogna (pagg. 154/155).
Ulisse è frastornato: tutte le sue idee di grandezza e senso della vita sono cadute. Restano solo gli affetti più privati e intimi. Non sa che rispondere al profeta. Solo gli chiede se sa dove si trova l’ombra di sua madre.
Tiresia non risponde.
A sua volta il suo pensiero corre alla figlia Manto e al grandissimo desiderio di averla accanto a sé.
Ma è già di nuovo soffio evanescente nel silenzio della morte.
Come, alla fin fine, capita anche nel mondo dei vivi.